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Sisu l’immortale

La recesnsione di un aciton movie fatto dopo il 2020 in un sito di uno che scrive libri?
Scusate, ma cosa volete da me? Apritevi un blog e scrivete quello che vi pare, se non vi piace questo genere!
Detto ciò, ci sono svariati motivi se decido di scrivere la recensione brutta di questo Sisu – l’immortale:

  • In primis, appunto, io a pane ed action movies ci sono cresciuto.
    Un genere che i più definirebberp sepolto negli anni 90, ma che a quanto pare, a guardare la scuola di Tarantino non è mai morto; si è solo evoluto, sapendosi, in alcuni casi, interrogare e rimettere in discussione cerso dierezioni come quella di questo film.
  • Proprio dal citato Quentin, questo film prende a larga mano tematiche e la violenza gratuita che scatena in ognuno la giusta commistione di sadismo represso e soddisfazione quando si parla di vendetta e rivalsa verso una qualsivolgia ingiustizia.
  • Sicuramente, sempre prendendo come riferimento il maestro sopra citato, i tempi e la narrazione sono intrecciati con sapienza in questi 91 minuti girati da Jalmari Helander, in cui Jorma Tommila interpreta un ruolo protagonista magistrale.
  • Ultimo, ma non meno importante; la conta dei presenti: una colonna di mezzi nazisti che attraversa la Lapponia in cerca di un punto di estrazione da cui farsi prelevare per scappare e tornare in Germania, una landa desolata attraverso cui questi ultimi hanno fatto terra bruciata al loro passaggio delle città e dei paesi incontrati sulla loro strada e un cercatore d’oro dall’oscuro passato che vaga in queste terre: cosa mai potrà andare storto?

A guardare quest’ultimo punto, si percepisce già la polveriera pronta a esplodere di quest’ora e mezza: del resto, come diceva Brad Pitt in Bastardi senza gloria quando fa la sua entrata “l’orso Ebreo” a sfondare la testa dell’ufficiale con la sua mazza da baseball: “Francamente, guardare Donnie che ammazza un nazista è come andare al cinema”.
A leggere questa citazione, pare che la co-produzione Sony e Stage 6 abbia  preso alla lettera queste parole, quando ha pensato a Sisu, e non fate quelle facce! Solo a un nazista non piacerebbe un film in cui vengono massacrati nazisti, del resto.
E in questo film non si fanno sconti ai nazisti, soprattutto quando vanno a rompere le palle a un vecchio povero Cristo che cerca l’oro spaccandosi la schiena per mezza Lapponia, portando chi guarda questo film a capirlo subito nella sua semplicità, costruendo empatia con il protagonista e comprendendo subito per chi fare il tifo.
Non esente da difetti, la pellicola corre veloce lasciando chi la guarda letteralmente appiccicato alla trama dall’inizio alla fine; non mancano momenti in cui si sfiorano i limiti del realismo e di quanto possibili possano essere alcune scene, ma al tempo stesso la sospensione della credibilità delle stesse regge di fornte a quello che si scopre sul passato del protagonista, portando quest’ultimo ad essere elevato dal suo carattere, dalla sua forza interiore e di fornte al non darsi mai e poi mai per vinto.
Una grande lezione su come si costruisce un buon film di questo genere, se non altro per l’empatia che questo media è in grado di instaurare in maniera immediata con chi lo guarda nel porsi la fatidica domanda: “cosa farei io, se degli individui malvagi e ingiusti mi portassero via ciò che ho di più caro? Quanto sarei disposto a sacrificarmi per riaverlo?”
In questo, Sisu lascia anche lo spettatore più scettico a bocca aperta a interrogarsi sul proprio carattere, sul proprio senso di sacrificio e sulla propria condizione umana, lasciandolo alla fine solo a rispondersi con il sorriso sadico di chi, ancora una volta, è stato testimone che gli action movies funzionano ancora piuttosto bene, nel 2025.
Chapeau!

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